Memento novissimorum

AION in collaborazione con ego gallery hanno il piacere di invitare ad un ‘incontro’ nel mondo dell’espressività dell’arte nel suo passato remoto e nel suo divenire…

Tiziano Vecellio (Pieve di Cadore, 1480-1485, Venezia, 27 agosto 1576), uno dei maestri dell’Arte del XVI secolo, e Gaël Davrinche (Saint-Mandé, 1974), tra i più importanti e interessanti esponenti della scena contemporanea parigina: un incontro tra due artisti che si muovono nella stessa storia, quella dell’Arte, fatta di continuità e dialogo. Seppur appartenenti a due mondi distanti, sia cronologicamente che esteticamente, in occasione della mostra i due artisti si parlano tra loro. Si confrontano in particolare su due personalità concrete, dal carattere forte, dai tratti espressivi e dall’importanza strategica per quello che riguarda la nuova Italia e la nuova Europa del rinascimento: due papi lontani.

Il Ritratto di Paolo III Farnese è uno dei dipinti più famosi di Tiziano Vecellio e se ne conoscono diverse versioni, sia autografe che eseguite con l’aiuto della bottega. Quello che presentiamo è a grandezza quasi naturale, uno dei più grandi della serie, a capo coperto dal camauro, che non mostra i capelli bianchi e trasmette una sensazione di vitalità e forza, controllo e potere che allora Paolo III non aveva più. Questa versione può esser stata dipinta per l’incontro di Bologna con Carlo V nel 1543? Una futura mostra programmata a Troina in Sicilia nel 2016, darà agli studiosi l’opportunità di approfondire anche quest’aspetto di comunicativa politica.

Quello di Davrinche è invece ispirato a Giulio II, dipinto da Raffaello Sanzio all’inizio del ‘500. Un papa guerriero, i cui occhi sono qui quasi completamente coperti dal copricapo, in cui il portamento è dimesso, affaticato e sofferente e i cui unici dettagli nitidi e definiti sono gli anelli che porta alle dita. Il contrario di quanto tentò invece di fare Raffaello, che doveva sostenere l’immagine pubblica di un papa dal carattere così controverso.

La mostra sarà completata da altri quadri di Davrinche, come Marguerite nelle due versioni in blu e in bianco, dipinti liberamente ispirati da Velasquez ma dove la principessa sembra galleggiare e lentamente diluirsi nel tempo.

La collaborazione tra i due promotori, AION ed ego gallery, è il risultato di un incontro promosso da un amico comune, convinto come noi che la vera arte è tutta contemporanea e dunque che esperienze diverse, possono portare a nuove riflessioni comuni molto interessanti. Quello che conta è amare l’arte per la passione che comunica, per la bellezza che incanta, per l’emozione che induce alla preghiera o alla ribellione, comunque sempre alla riflessione.

Aion, nella tradizione cosmologica greca, era la personificazione del Tempo: rappresenta l’eternità, il tempo infinito, nonché il susseguirsi delle ere. Il tempo, infinito e ripetitivo, sta anche al centro della passione artistica di Gael Davrinche, che soprattutto a partire dall’inizio del nuovo millennio ha iniziato a riappropriarsi della storia dell’arte, unendo un tocco d’ironia a questa interessante ricerca. Da Leonardo a Raffaello, da Van Eyck a Dürer, sono molteplici le opere dei grandi Maestri del passato che Davrinche ha intimamente scoperchiato, studiato, decostruito, scomposto e indagato, facendole proprie e reinterpretandole poi in chiave contemporanea.

Questa mostra desidera soprattutto offrire degli spunti di natura visiva sulla ciclicità dell’arte e in particolare sugli uomini e le donne che l’hanno vissuta e che in virtù della loro forte personalità, hanno fatto parlare di sé e continueranno a farlo, adesso come allora.

 

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